Psicoterapia con ipnosi clinica

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L’Ipnosi Clinica, come strumento di intervento psicoterapeutico, ha assunto un’identità e una rilevanza riconosciuta nel mondo accademico e scientifico. Le numerose tecniche di indagine neuroscientifica, dalla Risonanza Magnetica Nucleare (iRMN) alle tecniche di Elettroencefalografia (EEg) hanno sviluppato una profonda conoscenza delle speciali modificazioni connesse ai diversi stati di coscienza.

L’utilizzo clinico dell’ipnosi, in particolare, ha messo in luce le enormi potenzialità del modello ericksoniano, un approccio di psicoterapia che utilizza le risorse psichiche mentali naturali nell’intervento terapeutico col paziente. Tale approccio, sviluppato da Milton Erickson, ha influenzato le moderne terapie brevi, grazie anche alla sua elevata efficacia ed efficienza terapeutica.

Nell’attuale panoramica delle psicoterapie è sempre più importante l’utilizzo integrato di tecniche ed elementi terapeutici provenienti da altri approcci in un contesto umano che diviene via via più complesso e interattivo. Esistono molte tecniche di induzione ipnotica, da quelle verbali alle non verbali, ma tutte utilizzano alcuni processi fondamentali del funzionamento mentale ed emotivo dell’essere umano.

Le applicazioni dell’ipnosi clinica sono molteplici e vanno dalle applicazioni mediche a quelle psicoterapeutiche sino all’ambito sportivo, ove, l’implementazione della prestazione e la riduzione dell’ansia da gara divengono effetti collaterali inevitabili ed evidenti. Gli sportivi, infatti, possono ricevere grandi benefici dall’utilizzo dell’ipnosi per la sperimentazione preliminare e rimodulabile delle catene associative connesse alla prestazione sportiva.

In altri domini applicativi, invece, l’ipnosi diviene un potente strumento di gestione del dolore con potenti effetti analgesici e di ausilio all’anestesia medica o in sostituzione delle procedure anestetiche classiche in presenza di situazioni mediche specifiche, come abbiamo assistito di recente nelle innovative applicazioni mediche in Sardegna.

Possiamo dire, in ultima analisi, che le procedure dissociative che sfruttano processi naturali del funzionamento mentale vadano ad aiutare condizioni psicopatologiche di varia natura o ad influire nei processi psicologici disfunzionali, aiutando il soggetto a recuperare o a sviluppare un adeguato senso di self-efficacy

Approccio strategico con terapia breve

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La dottoressa Cantafio, titolare dello studio, segue una logica costruttivista nell’approccio di terapia breve strategica. La terapia breve strategica segna i suoi primi passi nella prima metà del ‘900 con Milton Erikson, psichiatra diventato famoso per la sua eccellenza nell’induzione della trance ipnotica, che utilizzava in vari ambiti. Ma Erikson fu molto abile anche nel capire la stretta relazione esistente tra psicologico e biologico, questo gli permise di agire sui vari disturbi in maniera completa utilizzando il linguaggio suggestivo, di cui era maestro e che ancora oggi utilizziamo in psicoterapia.

Molto più recentemente un personaggio di enorme capacità comunicativa ha proseguito il suo lavoro, Paul Watzlawick, sotto lo stimolo dei suoi studi e di quelli di Weakland e del gruppo di lavoro dell’M.R.I. di Palo Alto, Giorgio Nardone mette a punto dei protocolli di lavoro per i vari disturbi d’ansia e non solo.

Il gruppo di terapia breve strategica di Giorgio Nardone vanta innumerevoli successi. L’idea di base è che i risultati di una buona terapia devono potersi vedere in tempi brevi, non in anni, la maggior parte delle terapia ha una durata inferiore alle 20 sedute, altre necessitano di tempi più lunghi ma lo sblocco della sintomatologia di prevede sempre che debba arrivare in tempi brevi.

Psicoterapia strategica

Il lavoro della psicoterapia strategica prevede una accurata osservazione delle modalità in cui i sintomi si manifestano, come si mantengono, dove si possono riscontrare eccezioni, poiché in una logica costruttivistica la realtà è sempre quella che percepisce ed a volte costruisce il soggetto. Ogni individuo mette in atto delle tentate soluzioni, ma spesso queste tentate soluzioni invece di risolvere finiscono con il creare e mantenere il sintomo. Quindi, queste ultime vengono messe immediatamente sotto osservazione al fine di essere modificate. Modificare le tentate soluzioni significa trasformarle da fallimentari a funzionali.

Ma forse la principale caratteristica della logica costruttivisti strategica è la centralità ed unicità del paziente, ovvero in questa logica non solo i sintomi acquisiscono il ruolo prioritario ma la teoria deve sempre adattarsi all’unicità del soggetto. Infatti il terapeuta deve adattare il trattamento alla specificità della persona e, deve comunicare utilizzando il linguaggio del paziente!

Quindi, evitando di avere schemi che risulterebbero delle prigioni per il pensiero, si costruiscono delle modalità lavorative di volta in volta nuove o comunque adattate alla persona che si ha davanti, aiutandola a risolvere disturbi d’ansia, fobie, depressioni, problematiche di coppia, disturbi sessuologici, disturbi dell’alimentazione e quanto d’altro viene portato in terapia dalla persona che chiede il nostro aiuto.

Sessuologia clinica

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La dottoressa Cantafio e la dottoressa Nasello si occupano da anni di sessuologia clinica, in maniera simile per molti aspetti pur essendo la prima di approccio strategico e la seconda di approccio cognitivo-comportamentale. Ambedue considerano il sintomo sessuologico di natura sistemica, o per meglio dire bio-psico-sociale.

La sessualità è un sintomo per sua natura di coppia, prevede l’esistenza di un altro, che può essere un altro fantasticato, temuto, reale, oggettivizzato, soggettivizzato, ma esiste sempre, sia nella sessualità senza disagi sia in quella con disagi e quindi bisogna sempre analizzare il disagio inerente la sessualità da un punto di vista complesso e completo. La sessualità è in stretta interrelazione con i disturbi organici che possono esserne causa o conseguenza. Questo rende particolarmente complessa ed interessante la terapia stessa.

In sessuologia, infatti, la collaborazione con le figure mediche è particolarmente importante, non si può prescindere dall’opinione dell’andrologo, del ginecologo e dell’endocrinologo. Così come non si può trattare un argomento delicato come la sessuologia senza conoscere e rispettare la cultura di appartenzenza della persona che porta il disturbo, solo se si agisce in sintonia con le credenze relogiose o culturali che siano, della persona di può portare avanti una terapia sessuologica di successo ed accettabile dal portatore del sintomo. In terapia in generale ed in sessuologia in particolare il rispetto per la persona diventa fondamentale.

Approccio alla sessuologia clinica

La sessuologia clinica, nasce e si propone come terapia breve. Le sue origini sono complesse e molto discusse, parte da un modello dinamico della disfunzione sessuale, in sé lungo e dispendioso, per avvicinarsi sempre di più alle terapie comportamentali e sistemiche. I suoi rappresentanti più noti sono Masters e Johnson, due medici che hanno per primi studiato la fisiologia della risposta sessuale, ed H. Kaplan.

Questi autori mettono a punto delle mansioni, “compiti”, che la coppia deve svolgere a casa tra una seduta e l’altra. L’approccio sessuologico si avvicina quindi a modalità più comportamentali, ma risente ancora molto degli influssi della psicoanalisi freudiana.

Ad oggi le metodiche che si sono rivelate più efficaci ed efficienti sono quelle che concepiscono il disturbo sessuologico in un’ottica complessa, ovvero derivante da fattori psicologici, sistemici, sociali ed organici. Vengono quindi considerate esperienze relative alle dinamiche di coppia, conflitti di natura fobica o blocchi legati a fattori ansiosi e possibili effetti derivanti da stress di varia natura. Inoltre in ambito sessuologico non possiamo mai ignorare gli effetti derivanti da disturbi prettamente organici, che possono essere causa o conseguenza di disfunzioni sessuali.

I disturbi prettamente sessuologici come il disturbo dell’erezione, i disturbi dell’eiaculazione (precoce e ritardata o impossibile), i disturbi più propriamente femminili come l’anorgasmia, il vaginismo, oppure i comuni disturbi del desiderio, devono sempre essere considerati all’interno del contesto in cui esistono e si mantengono, isolarli implica fare un lavoro affatto completo e certamente difficile. L’uomo non è mai isolato, particolarmente nelle situazioni relazionali per definizione!